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L'impatto che lo sviluppo delle tecnologie, l'utilizzo della rete, degli smartphone e il loro uso eccessivo possono avere in periodi sensibili dello sviluppo cerebrale come il periodo adolescenziale non sono ancora pienamente valutabili.

"L'adolescenza e' un periodo centrale del percorso di sviluppo individuale" spiega in un comunicato Francesca Merzagora, presidente Onda, "che richiede la stessa attenzione dell'infanzia, e' una transizione neurobiologica fondamentale per dare forma al cervello adulto. Il ruolo della famiglia e' centrale per individuare i rischi a cui sono esposti gli adolescenti come l'abuso di nuove tecnologie che prima del sonno impatta negativamente sui circuiti cerebrali alterando il ritmo sonno - veglia". La tecnologia comporta una modificazione dei concetti di tempo e spazio, permettendo di osservare una profonda accelerazione dei ritmi di vita e allo stesso tempo riducendo le distanze. "Tutto questo comporta una sovrastimolazione sensoriale", chiarisce Gemma Lacaita, direttore socio sanitario della Asst Fbf-Sacco di Milano, "tutti siamo sottoposti a sempre maggiori stimoli, che possono comportare importanti conseguenze sul benessere psichico individuale".
Pubblicato in Medicina

 

A evidenziarlo è uno studio condotto dai ricercatori dell’Isac-Cnr di Bologna in collaborazione con i colleghi della University of Southern California. Dall’esame in vitro di tessuto polmonare esposto a estratti di campioni di particolato atmosferico e di acqua di nebbia è risultato che le reazioni chimiche che avvengono in nebbia raddoppiano la tossicità dell’aerosol atmosferico. Lo studio è pubblicato su Atmospheric Chemistry and Physics

 

Nell’aerea della Val Padana nei mesi invernali, che sono quelli più critici per quanto riguarda l’inquinamento da particolato atmosferico (PM), si formano, nei bassi strati dell’atmosfera, estese coltri di nebbia che finiscono per influenzare concentrazioni e caratteristiche del PM. All’argomento è dedicato uno studio svolto dai ricercatori dell’Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr) di Bologna in collaborazione con i colleghi della University of Southern California e pubblicato su Atmospheric Chemistry and Physics. “Le goccioline di nebbia catturano particelle di aerosol, provocandone in parte la deposizione, in parte modificandone la composizione chimica, per poi rilasciarle in atmosfera, quando la nebbia si dissipa”, spiega Stefano Decesari dell’Isac-Cnr. “La nebbia può quindi agire come un reattore in grado di modificare le caratteristiche di tossicità delle sostanze chimiche contenute nel particolato atmosferico (PM), compresi molti inquinanti”.

Pubblicato in Ambiente

 

To satisfy decades of curiosity about the resiliency of the Viet Cong’s underground tunnels, an emeritus soil science professor from the University of Illinois traveled to Cu Chi, Vietnam, to crawl through the restored tunnels. His resulting publication on the wartime tunnels and their soils is attracting significant attention from U.S. veterans groups, military historians, and Vietnam War archivists. “These hundreds of miles of soil tunnels changed the outcome of the Vietnam War. Over time they grew from temporary quarters for a few soldiers to encompass underground villages of soldiers with kitchens, living quarters, and hospitals. Some tunnels even had large theaters and music halls to provide the soldiers with entertainment. “Bombing and search-and-destroy missions from 1966 to 1968 were not able to eliminate these tunnels, and thus the Viet Cong were later able to invade Saigon,” recaps Kenneth Olson, who is retired from the Department of Natural Resources and Environmental Sciences in the College of Agricultural, Consumer and Environmental Sciences at U of I.

Pubblicato in Scienceonline

 

 

 

IMAGE

IMAGE: PERFORATED SHELLS FOUND IN SEDIMENTS IN CUEVA DE LOS AVIONES AND DATE TO BETWEEN 115,000 AND 120,000 YEARS. THIS MATERIAL RELATES TO A PAPER THAT APPEARED IN THE 23 FEBRUARY

 

Neanderthals were artists, according to a new study in Science, which reveals that the oldest cave art found in Europe predates early modern humans by at least 20,000 years, and so must have had Neanderthal origin. The findings mark the first clear evidence that our extinct cousins created cave drawings. In a related study in Science Advances, researchers also studying caves in Spain report that dyed and decorated marine shells - items of assigned value that serve as proxies for the presence of language - also date back to times before the known appearance of modern humans in the region. Together, the reports suggest that Neanderthals exhibited complex symbolic communication systems, the emergence of which, for our species, has been hard to pinpoint because of difficulties in precise and accurate dating. In the Science study, Dirk Hoffmann and colleagues explain that several instances of cave art have been suggested to have been created at the hands of Neandertals; however, the dating of these artworks, and whether they were intentional, remains controversial. Here, using a new dating technique, the authors analyzed isotope samples from three Spanish caves - La Pasiega, Maltravieso, and Ardales. The caves contain red and black paintings of animals, linear signs, claviform signs, and dots, as well as stencils of hands (whereas a full handprint could be accidental, say the authors, stenciling a hand is a clearly intentional art).

Pubblicato in Scienceonline

 

Il Pnra-Programma nazionale di ricerche in Antartide, attuato da Enea per gli aspetti logistici e dal Cnr per il coordinamento scientifico, chiude la 33a spedizione estiva e apre la 14a campagna invernale. L’ultimo contingente ha lasciato la base italiana Mario Zucchelli a Baia Terra Nova, mentre nella stazione italo-francese di Concordia 13 invernanti rimarranno in completo isolamento nei prossimi otto mesi per condurre studi di glaciologia, chimica e fisica dell’atmosfera, astrofisica, astronomia, geofisica e biomedicina

 

Con più di 50 progetti scientifici portati a termine si conclude la 33a Campagna estiva del Programma nazionale di ricerche in Antartide (Pnra), finanziata dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (Miur), attuata dall’Enea per gli aspetti logistici e dal Cnr per la programmazione e il coordinamento scientifico, che ha visto la partecipazione di 210 tra ricercatori e tecnici provenienti da istituzioni di ricerca di tutta Italia. Dopo un rinvio a causa del maltempo, gli ultimi 12 partecipanti alla missione, hanno lasciato la base italiana Mario Zucchelli nella Baia di Terra Nova, che per questa stagione chiude i battenti. “Pessime condizioni meteo ci hanno visto costretti a ritardare di qualche giorno la preventivata chiusura della base; in particolare forti raffiche di vento impedivano il decollo dei velivoli verso la base antartica permanente statunitense McMurdo, da dove il nostro viaggio è proseguito per la Nuova Zelanda prima di fare rientro in Italia”, sottolinea il capo spedizione Alberto della Rovere dell’Enea.

Pubblicato in Ambiente

L'eccezionale ritrovamento ha pochissimi precedenti: rarissimi i siti con impronte umane più antichi di 300.000 anni. Per la prima volta le orme sono state trovate in un sito archeologico nel quale sono documentate le attività quotidiane nel loro insieme. I siti con impronte umane più antichi di 300.000 anni si contano nel mondo sulle dita di una mano e anche per questo la recente scoperta in Etiopia aumenta in modo significativo le nostre conoscenze. Si tratta di un livello improntato, perfettamente datato, perché direttamente coperto da un tufo vulcanico di 700.000 anni fa, di Gombore II-2, sito che è parte di Melka Kunture, una località dell’alto bacino del fiume Awash, a 2.000m slm. Qui da anni si svolgono le campagne di ricerca di uno dei Grandi scavi di ateneo, finanziato da Sapienza e dal Ministero Affari esteri.

La zona scavata corrisponde a un’area intensamente frequentata, ai margini di una piccola pozza d'acqua in cui probabilmente si abbeveravano, oltre agli ominidi, alcuni animali prossimi agli attuali gnu e gazzelle, nonché uccellini, equidi e suidi; anche gli ippopotami hanno lasciato tracce dei loro passaggi.
Le impronte delle varie specie si intersecano tra di loro e si sovrappongono a tratti a quelle degli esseri umani, individui in parte adulti e in parte di 1, 2 e 3 anni. In particolare uno di questi bambini in tenera età propriamente non camminava, ma era in piedi e si dondolava: la sua è l'impronta di un piede che ha calpestato ripetutamente il suolo, rimanendo appoggiato sui talloni, e ha lasciato impressa una serie di piccole dita (più di cinque) in parte sovrapposte dalla ripetizione del movimento.

Pubblicato in Paleontologia
 
Dalla falsa correlazione tra vaccini e autismo agli effetti 'miracolosi' di alcune sostanze contro tumori e Aids, le fake news in sanita' corrono veloci in rete e si diffondono sotto l'effetto moltiplicatore delle condivisioni, spesso acritiche, sui social network. Per contrastare questo fenomeno e' da oggi online (agli indirizzi www.dottoremaeveroche.it e https://dottoremaeveroche.it) 'Dottoremaeveroche', il nuovo sito della Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) che si rivolge da un lato ai cittadini, per rispondere ai loro principali dubbi sulla salute, dall'altro ai medici di famiglia, destinatari di nuovi strumenti (video, infografiche e schede riassuntive) per chiarire le paure dei loro assistiti. La presentazione del portale e' avvenuta oggi a Roma, nella sede del ministero della Salute, nell'ambito del corso di formazione 'La comunicazione della salute al tempo delle fake news: il ruolo del giornalista quale 'garante' dell'informazione'. Intanto anche gli youtuber romani Lorenzo Tiberia e Leonardo Bocci, in arte gli Actual, sono scesi in campo a fianco dei medici realizzando un video ironico sul tema delle 'fake news' in sanita', proiettato sempre oggi in occasione dell'evento.
Pubblicato in Medicina

Il rapporto 'MobilitAria' dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche e del Gruppo mobilità sostenibile del Kyoto Club evidenzia, nel decennio 2006-2016, una lieve riduzione della media delle concentrazioni annuali di inquinanti, sebbene le città risultino ancora caratterizzate da superamenti giornalieri oltre i limiti. La ricerca, condotta a Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia, confronta i livelli raggiunti dall’inquinamento con le politiche di mobilità

 

È stato presentato oggi a Roma 'MobilitAria 2018', rapporto realizzato dall’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Iia-Cnr) e dal Gruppo mobilità sostenibile del Kyoto Club, un quadro della qualità dell’aria e della mobilità urbana nelle quattordici principali città italiane - Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia - prendendo a riferimento il decennio 2006-2016. Sono stati analizzati valori e superamenti di alcuni inquinanti secondo le disposizioni della normativa in vigore sulla qualità dell’aria, il D.Lgs 155/2010, quali il Particolato atmosferico (PM10 e PM2,5) ed il biossido di azoto (NO2), più correlabili con le emissioni da traffico e i cui sforamenti sono costati all’Italia l’avvio di una procedura infrazione da parte della Commissione europea. Dallo studio emerge che, sebbene negli anni 2006-2016 si riscontri un miglioramento diffuso della qualità dell’aria, con una lieve riduzione della media delle concentrazioni annuali, le città sono ancora caratterizzate da livelli di concentrazione e numero di superamenti giornalieri oltre i limiti (PM10: 50 μg/m3 giornalieri, da non superare più di 35 volte per anno, 40 μg/m3 di media annua; PM2,5: valore annuale 25 μg/m3; NO2: limite orario 200 μg/m3 per massimo 18 volte l’anno; limite annuale 40 μg/m3).

Pubblicato in Ambiente
Venerdì, 16 Febbraio 2018 08:30

Deforestation in the tropics

 

 

The aerial photo shows forest fragments of the Brazilian Atlantic rainforest in Northeastern Brazil (Mata Atlântica), surrounded by sugar cane plantations. Photo: Mateus Dantas de Paula

 

Tropical forests around the world play a key role in the global carbon cycle and harbour more than half of the species worldwide. However, increases in land use during the past decades caused unprecedented losses of tropical forest. Scientists at the Helmholtz Centre for Environmental Research (UFZ) have adapted a method from physics to mathematically describe the fragmentation of tropical forests. In the scientific journal Nature, they explain how this allows to model and understand the fragmentation of forests on a global scale. They found that forest fragmentation in all three continents is close to a critical point beyond which fragment number will strongly increase. This will have severe consequences for biodiversity and carbon storage. In order to analyse global patterns of forest fragmentation, a UFZ research group led by Prof. Andreas Huth used remote sensing data that quantify forest cover in the tropics in an extremely high resolution of 30 meters, resulting in more than 130 million forest fragments. To their surprise they found that the fragment sizes followed on all three continents similar frequency distributions. For example, the number of forest fragments smaller than 10,000 hectares is rather similar in all three regions: 11.2 percent in Central and South America, 9.9 percent in Africa and 9.2 percent in Southeast Asia. "This is surprising because land use noticeably differs from continent to continent," says Dr. Franziska Taubert, mathematician in Huth's team and first author of the study. For instance, very large forest areas are transformed into agricultural land in the Amazon region. By contrast, in the forests of Southeast Asia, often economically attractive tree species are taken from the forest.

Pubblicato in Scienceonline

 

 Professor Ryan Donnelly

 

Queen’s University Belfast is playing a central role in an international consortium that hasannounced the development of a patch delivery system which will lower the chances of infection for those at very high risk of HIV. HIV pre-exposure prophylaxis (or PrEP) is when people at very high risk for HIV take HIV medicines daily to lower their chances of getting infected. PrEP can stop HIV from taking hold and spreading throughout the body. Queen’s, along with their collaborators, PATH, ViiV Healthcare, the Population Council and LTS Lohmann Therapie-Systeme AG will combine their complementary expertise to develop a novel microarray patch for HIV PrEP in preparation for future clinical trials.  The consortium have been granted over $10 million by USAID for their research.  USAID is the lead U.S. Government agency that provides global leadership; supports country-led efforts; and applies science, technology and innovation to support the implementation of cost-effective, sustainable and appropriately integrated HIV/AIDS interventions at scale to achieve HIV/AIDS epidemic control.

The collaborators will work with women and healthcare workers in Kenya, South Africa and Uganda to design a microarray patch product that meets their needs. Microarray patches are a discreet, easy-to-use technology that contains tiny projections that painlessly penetrate the top layer of skin to deliver a drug.  The novel high-dose patches to be developed here have been pioneered at Queen’s. The projections themselves contain large amounts of HIV medications in the form of microscopic solid particles. When the projections dissolve in skin, the tiny particles release the medication over weeks and months.

Pubblicato in Scienceonline

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