Pubertà precoce: in Italia raddoppiati i casi nelle bambine durante la pandemia

Lo stress causato dall’isolamento e la sedentarietà tra le cause più probabili del fenomeno. Lo studio promosso dal Bambino Gesù insieme ad altri 4 Centri di Endocrinologia pediatrica
I casi di pubertà precoce o anticipata osservati nel semestre marzo-settembre 2020 in Italia sono più che raddoppiati rispetto allo stesso periodo del 2019: lo dimostra uno studio osservazionale coordinato dall’Ospedale Bambino Gesù che ha coinvolto i centri di Endocrinologia pediatrica dell’Ospedale Gaslini di Genova, del Policlinico Federico II di Napoli, dell’Ospedale Pediatrico Microcitemico di Cagliari e della Clinica Pediatrica Ospedale di Perugia. In totale sono stati rilevati 338 casi contro i 152 dell’anno precedente, con un aumento pari al 122%. Il fenomeno ha interessato soprattutto bambine di età intorno ai 7 anni. Lostudio, pubblicato da Endocrine Connections, conferma i numeri della precedente ricerca del Reparto di Endocrinologia del Bambino Gesù, guidato dal prof. Marco Cappa nell’ambito dell’Unità di Ricerca di Terapie Innovative per le Endocrinopatie (Italian Journal of Pediatrics 2021) e prova a gettare luce sulle cause. Attraverso interviste telefoniche alle famiglie dei pazienti sono stati raccolti i dati necessari per valutare anche i possibili fattori predisponenti.
Will Omicron end the pandemic? Here’s what experts say

The variant’s rapid spread, different vaccine strategies and varying levels of immunity worldwide make the pandemic’s future difficult to model.
On 11 January, just seven weeks after the Omicron variant was first reported, the World Health Organization (WHO) warned of a “tidal wave” of infection washing from west to east across the world. Fifty of the 53 countries in Europe and central Asia had reported cases of Omicron, said Hans Henri Kluge, the WHO’s regional director for Europe.
ORSO MARSICANO, IL PIÙ RARO D’EUROPA

È l’orso più raro d’Europa ma vive in un campo minato, il nostro territorio: per questo l’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) è la specie scelta dal WWF quest’anno per dare il via alla campagna ReNature 2022 che punta a tutelare e rigenerare il nostro capitale naturale, a beneficio delle generazioni attuali e future.
L’orso marsicano è ridotto a 50-60 individui relegati in una ristretta porzione dell’Appennino centrale, quasi interamente nei confini di due parchi nazionali: Parco Nazionale d’ Abruzzo, Lazio e Molise e Parco Nazionale della Maiella. Un nucleo così ridotto è a forte rischio di estinzione e per questo il WWF ha messo in campo tutti gli sforzi possibili per raddoppiare la popolazione entro il 2050.
Abbiamo meno di 30 anni per creare una cintura di sicurezza intorno alla core area dell’orso marsicano, creare cioè le condizioni affinché il plantigrado possa espandersi in maniera naturale nel territorio: serve ripristinare decine di sottopassi stradali abbandonati e impraticabili per gli animali, distribuire nuove recinzioni a tutela degli allevamenti, installare dissuasori acustici e ottici che scoraggino gli orsi ad attraversare le strade più pericolose, rimuovere le risorse trofiche che attraggono gli orsi nelle aree urbane sostituendo, ad esempio, i cassonetti attuali con modelli a prova di orso, favorire la convivenza con le popolazioni locali superando pregiudizi e diffidenza te, come avviene con il progetto LIFE ArcProm svolto insieme al parco della Maiella.
Farmaci nel disturbo bipolare: concentrazioni plasmatiche mai tossiche ma sub-terapeutiche in un terzo dei pazienti

La ricerca delle Università di Pisa e L’Aquila e dell’Aoup sulla rivista Pharmaceuticals.
L’analisi di 20mila campioni di plasma provenienti dall’Aoup ha mostrato che un terzo dei pazienti affetti da disturbo bipolare e trattati con litio e acido valproico hanno una concentrazione plasmatica di questi farmaci più bassa rispetto a quella consigliata. La notizia pubblicata sulla rivista Pharmaceuticals arriva da uno studio di cinque anni delle Università di Pisa, dell’Aquila e dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana (Aoup).
“Dalla nostra analisi emerge come livelli tossici di litio e acido valproico siano stati trovati molto raramente - spiega il professore Marco Scarselli (foto) del Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia dell’Ateneo pisano - mentre una percentuale rilevante di pazienti, circa un terzo, aveva valori di concentrazione sub-terapeutici, cioè più bassi rispetto a quelli consigliati”.
IL 2 FEBBRAIO È LA GIORNATA MONDIALE DELLE ZONE UMIDE

È possibile scoprirne la bellezza in decine di Oasi WWF in tutta Italia dal 2 al 6 febbraio, con passeggiate, visite guidate e workshop.
Lagune, stagni, laghi, paludi, risorgive: sono le wetlands, aree chiave per la biodiversità e, cosa meno nota, anche per la nostra sopravvivenza. In loro onore, il prossimo 2 febbraio si celebra la Giornata mondiale delle Zone Umide (World Wetlands Day, WWD), data che ricorda l’adozione della Convenzione omonima per la loro tutela, firmata il 2 febbraio 1971 nella città iraniana di Ramsar. Equest’anno il WWD ha uno speciale significato, in quanto lo scorso anno è stato riconosciuto ufficialmente anche dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Lo slogan di questa edizione è “Value, Manage, Restore, Love Wetlands”: riconoscerne il valore, proteggerle e gestirle adeguatamente, ripristinarle laddove le abbiamo distrutte, e imparare ad amarle per la loro bellezza e la loro importanza, a partire dalla loro incredibile biodiversità. Ma le wetlands sono fondamentali anche per la nostra sopravvivenza grazie al loro ruolo di serbatoi di carbonio e contrasto al cambiamento climatico, azione di depurazione delle acque, protezione da inondazioni, fornitura di fibre e materiali, oltre ad ospitare migliaia di specie ad esse legate.
In Italia, dalle Alpi al Mediterraneo, sarà possibile scoprirle dal 2 al 6 febbraio in molte Oasi WWF, attraverso passeggiate, visite guidate, workshop fotografici ed altri eventi per far scoprire a tutti la bellezza e l’importanza di questi ambienti unici.
Sardegna, rifiuti agricoli da problema a risorsa: al via il progetto pilota Polieco

Rifiuti plastici non pericolosi provenienti dal comparto agricolo inviati alla corretta filiera del riciclo, con la rimozione di numerose tonnellate di teli da serra, ali gocciolanti e altri materiali residui dell’attività di lavorazione dei campi.
Il risultato dell’iniziativa progettuale promossa dal Consorzio dei rifiuti dei beni in polietilene Polieco e dal Comune di Bari Sardo, nella provincia di Nuoro, sigilla una serie di incontri e tavoli di lavoro, cui ha preso parte anche il deputato Alberto Manca, che hanno consentito l’attuazione di una buona prassi di economia circolare. Attraverso un’impresa associata del Polieco, sono stati prelevati cumuli di rifiuti che per lungo tempo erano rimasti stoccati nelle aziende agricole del territorio.
Biomarcatori definiscono la fitness immunologica necessaria per la risposta clinica all’immunoterapia dei pazienti oncologici

L’analisi di una specifica sottopopolazione di cellule del sistema immunitario consente di individuare meglio i pazienti che beneficeranno maggiormente dei trattamenti immunologici e di predire l’esito clinico della terapia. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Clinical Cancer Research.
Negli ultimi anni l’utilizzo di terapie basate sull’inibizione di molecole regolatrici di processi chiave del sistema immunitario (Immune Checkpoint) ha completamente cambiato il percorso terapeutico e la prognosi di pazienti affetti da cancro. In particolare, sono stati sviluppati anticorpi monoclonali capaci di legarsi in maniera specifica ad alcune cellule del sistema immunitario (in particolar modo ai linfociti T) e di bloccare l’interazione con le proteine presenti sulla superficie del tumore, permettendo una riattivazione e una amplificazione della risposta anti-tumorale.
L’introduzione di queste terapie (come l’immunoterapico anti-PD1), ha messo in evidenza quanto sia importante capire il livello del benessere del sistema immunitario dei pazienti che si sottopongono a tali trattamenti per predirne l’esito clinico.
Greenpeace: con Bolsonaro la deforestazione dell’ Amazzonia in Brasile è aumentata del 75%

Da quando Jair Bolsonaro è diventato Presidente del Brasile, nel 2019, la deforestazione amazzonica è aumentata del 75,6 per cento, gli allarmi per gli incendi forestali sono cresciuti del 24 per cento e le emissioni di gas serra del Paese sudamericano sono aumentate del 9,5 per cento. Lo rivela il rapporto “Dangerous man, dangerous deals”, pubblicato oggi da Greenpeace, nel quale si evidenziano i crescenti impatti negativi causati dal sistematico smantellamento della protezione dell’ambiente e dei diritti umani da parte del governo Bolsonaro negli ultimi tre anni.
“L’agenda politica del presidente brasiliano ha peggiorato le condizioni di ecosistemi preziosi per la salute del pianeta e di numerosissimi Popoli Indigeni che lottano per proteggerli. Nonostante ciò, l’Unione europea non solo ha continuato a fare affari con il Brasile, ma ha anche rispolverato l’accordo commerciale Ue-Mercosur, che rischia di inondare il mercato europeo di prodotti legati alla deforestazione e alla violazione dei diritti umani, come la carne, favorendo settori che aggravano la crisi climatica”, afferma Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia.
Ancient ice reveals mysterious solar storm

Through analyzes of ice cores from Greenland and Antarctica, a research team led by Lund University in Sweden has found evidence of an extreme solar storm that occurred about 9,200 years ago. What puzzles the researchers is that the storm took place during one of the sun's more quiet phases – during which it is generally believed our planet is less exposed to such events.
The sun is a prerequisite for all life on Earth. But our life-giving companion can also cause problems. When there is strong activity on the surface of the sun, more energy is released, something that can give rise to geomagnetic storms. This in turn can cause power outages and communication disturbances. Predicting solar storms is difficult. It is currently believed that they are more likely during an active phase of the sun, or solar maximum, during the so-called sunspot cycle. However, the new study published inNature Communicationsshows that this may not always be the case for very large storms.
“We have studied drill cores from Greenland and Antarctica, and discovered traces of a massive solar storm that hit Earth during one of the sun's passive phases about 9,200 years ago”, says Raimund Muscheler, geology researcher at Lund University.
COVID-19 will continue but the end of the pandemic is near

The world is experiencing a huge wave of infection with the omicron variant of SARS-CoV-2. Estimates based on Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) models1 suggest that on around Jan 17, 2022 there were 125 million omicron infections a day in the world, which is more than ten times the peak of the delta wave in April, 2021.1 The omicron wave is inexorably reaching every continent with only a few countries in eastern Europe, North Africa, southeast Asia, and Oceania yet to start their wave of this SARS-CoV-2 variant. The unprecedented level of infection suggests that more than 50% of the world will have been infected with omicron between the end of November, 2021 and the end of March, 2022.1 Although IHME models suggest that global daily SARS-CoV-2 infections have increased by more than 30 times from the end of November, 2021 to Jan 17, 2022, reported COVID-19 cases in this period have only increased by six times.1, 2 Because the proportion of cases that are asymptomatic or mild has increased compared with previous SARS-CoV-2 variants,3, 4 the global infection-detection rate has declined globally from 20% to 5%.
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