Una rassegna uscita online il 27 marzo 2026 su Nutrition Research sostiene che questi grassi non fanno male al cuore. L'Università di Reading l'ha annunciata a maggio. ScienceDaily ha rilanciato il comunicato il 7 ottobre con il titolo «Non tutti i grassi trans sono cattivi». Questo articolo è scritto sul riassunto e sui dati dell'editore. Il testo integrale non si è aperto dalla redazione.
Gli autori hanno messo insieme due tipi di prove. Il primo sono dieci sperimentazioni controllate e randomizzate. I volontari mangiavano latticini arricchiti di grassi trans naturali, ottenuti cambiando la dieta delle vacche, oppure latticini normali. Le dosi andavano da 1,3 a 13,2 grammi al giorno. Il secondo sono dodici studi di coorte, che seguono gruppi di persone per anni. Qui i ricercatori misuravano nel sangue due acidi grassi tipici del latte, il trans-vaccenico e il trans-palmitoleico, e poi contavano infarti, ictus, morti cardiovascolari e casi di diabete di tipo 2.
Nelle sperimentazioni i valori dei lipidi nel sangue non sono cambiati in modo significativo, con un'eccezione. Il colesterolo HDL, quello detto buono, è sceso di 0,05 millimoli per litro, circa 2 milligrammi per decilitro. L'intervallo di confidenza va da meno 0,10 a zero. È un calo piccolo, al limite. Il riassunto lo riporta. Il comunicato parla di differenze non rilevanti. Nelle coorti i livelli dei due acidi grassi nel sangue non erano associati a più malattie cardiovascolari o più diabete.
La conclusione degli autori è che a quelle dosi i grassi trans del latte non hanno effetti cardiometabolici negativi. Il titolo del lavoro dice di più. Dice che «non influenzano il rischio». Le sperimentazioni però misurano i grassi del sangue, non infarti. Le coorti misurano un'associazione. Quegli acidi grassi nel sangue segnano chi consuma più latticini, e quel consumo porta con sé altre abitudini che uno studio osservazionale non riesce a separare del tutto.
Poi c'è chi firma. La prima e la seconda autrice, Constance Gayet-Boyer e Fanny Tenenhaus-Aziza, lavorano per il CNIEL, l'organismo interprofessionale dell'industria lattiera francese. Moises Torres-Gonzalez lavora per il National Dairy Council degli Stati Uniti, l'ente di promozione dei produttori di latte. Cindy Schweitzer è una consulente privata. Ian Givens, dell'Università di Reading, è il quarto autore. ScienceDaily lo presenta come autore principale.
Il comunicato originale di Reading scriveva che la ricerca era stata finanziata dal National Dairy Council e che diversi autori lavorano per enti del settore o ne ricevono fondi. Nei metadati depositati dall'editore il finanziatore registrato è il CNIEL. La versione rilanciata da ScienceDaily non contiene né l'una né l'altra riga. Lo stesso gruppo francese aveva pubblicato nel 2014 una rassegna simile sul British Journal of Nutrition, anch'essa pagata dal CNIEL, con tredici sperimentazioni. Anche quella non trovava effetti sui rapporti fra colesterolo totale e HDL.
Il finanziamento non rende falsi i dati. Pesa sulle scelte che una rassegna deve fare, quali studi includere e come leggerli. Non risulta una registrazione del protocollo nel registro PROSPERO, dove si depositano in anticipo i piani delle revisioni sistematiche. A luglio la rivista ha pubblicato una correzione all'articolo. Il contenuto non è stato letto.
L'Organizzazione mondiale della sanità ha una posizione diversa. Considera ugualmente dannosi i grassi trans industriali e quelli naturali. Raccomanda di tenerli tutti sotto l'1 per cento delle calorie, circa 2,2 grammi al giorno su una dieta da 2.000 calorie. Il limite alto delle sperimentazioni è sei volte quella soglia. Gli autori lo leggono come margine di sicurezza. Per ora la rassegna non ha cambiato la raccomandazione dell'OMS.
Intervallo delle dosi giornaliere di grassi trans da latticini provate nelle dieci sperimentazioni della rassegna, a confronto con il tetto raccomandato dall'OMS per tutti i grassi trans. Elaborazione di Scienzaonline su dati di Gayet-Boyer C. et al., Nutrition Research 2026, doi 10.1016/j.nutres.2026.03.009, e dell'OMS.
Bibliografia
Gayet-Boyer C., Tenenhaus-Aziza F., Torres-Gonzalez M., Givens D.I., Schweitzer C., «Trans fatty acids from dairy foods do not affect risk of cardiometabolic diseases: Systematic review and meta-analysis of evidence from randomized controlled trials and systematic review of prospective cohort studies», Nutrition Research, 150, 33–48, pubblicato online il 27 marzo 2026, fascicolo di giugno 2026, licenza CC BY-NC-ND 4.0. doi: 10.1016/j.nutres.2026.03.009
Corrigendum all'articolo precedente, Nutrition Research, 152, 171, agosto 2026 (contenuto non letto). doi: 10.1016/j.nutres.2026.06.004
Gayet-Boyer C., Tenenhaus-Aziza F., Prunet C., Marmonier C., Malpuech-Brugère C., Lamarche B., Chardigny J.M., «Is there a linear relationship between the dose of ruminant trans-fatty acids and cardiovascular risk markers in healthy subjects: results from a systematic review and meta-regression of randomised clinical trials», British Journal of Nutrition, 112, 12, 1914–1922, 2014, licenza CC BY 3.0. doi: 10.1017/S0007114514002578
Organizzazione mondiale della sanità, scheda informativa «Trans fat», consultata il 9 ottobre 2026.
University of Reading, comunicato «Natural trans fats in dairy do not raise heart disease risk», 26 maggio 2026; ripreso da ScienceDaily il 7 ottobre 2026 (usato solo come segnalazione).



