Monetaria moneta. The animal
Everyone knows the shell. Almost no one has seen the animal that makes it: a sea snail under an inch long that lives in pairs on the edge of the reef, changes shape with the tide, follows the trails of its kind and broods its eggs under its foot. First of a series on cowries.

A live Monetaria moneta with its mantle spread over the shell, which stays hidden; a tentacle at left. Photographed at Guam, Micronesia, in 1980, at half a metre of depth, in torrential rain. Photo Stefano Gargiullo, published with his permission.
Monetaria moneta. L’animale
Tutti conoscono la conchiglia. Quasi nessuno ha visto l’animale che la fabbrica: un gasteropode di due centimetri che vive a coppie sul bordo della barriera, cambia forma secondo la marea, segue le scie degli altri e cova le uova col piede. Primo di una serie sulle cowrie.

Monetaria moneta viva con il mantello esteso sopra la conchiglia, che resta nascosta; a sinistra un tentacolo. Fotografata a Guam, Micronesia, nel 1980, a mezzo metro di profondità, sotto una pioggia torrenziale. Foto Stefano Gargiullo, pubblicata con il suo permesso.
Scoperti nel latte di delfino i microRNA "parenti" di quelli umani e dei mammiferi terrestri

Una ricerca guidata dall'Università di Padova analizza per la prima volta i piccoli RNA regolatori nel latte del tursiope, rivelando inaspettate somiglianze evolutive con la specie umana e gli animali da allevamento.
Il latte materno non rappresenta soltanto un alimento fondamentale per la crescita, ma è un vero e proprio fluido biologico avanzato ricco di componenti in grado di regolare funzioni cellulari e fisiologiche cruciali. Tra queste spiccano i microRNA (miRNA), piccolissime molecole di RNA che controllano l'espressione dei geni. Sebbene la loro presenza sia stata a lungo approfondita nel latte umano e in quello di vari mammiferi domestici, finora il profilo genetico del latte dei cetacei era rimasto del tutto inesplorato.
The world’s chips on the fault. Do not build below this point
Taiwan has placed nearly three quarters of the world’s chip foundry revenue on top of the fault that killed more than five thousand people in 1935 and 1999. In 2024 the plants held. Amitav Ghosh explains why the world chose not to think about it.

Share of global chip foundry revenue in the first quarter of 2026: TSMC 72.3 per cent, Samsung 6.5, SMIC 5.1, UMC 3.9. Chart produced by Scienzaonline from TrendForce data, first quarter 2026. File: chart_foundries_2026_en.png.
I chip del mondo sopra la faglia. Sotto questo punto non costruite
Taiwan ha messo quasi tre quarti dei ricavi mondiali delle fonderie di chip sopra la faglia che nel 1935 e nel 1999 ha ucciso più di cinquemila persone. Nel 2024 gli impianti hanno retto. Amitav Ghosh spiega perché il mondo ha scelto di non pensarci.

Quota dei ricavi mondiali delle fonderie di chip nel primo trimestre del 2026: TSMC 72,3 per cento, Samsung 6,5, SMIC 5,1, UMC 3,9. Elaborazione di Scienzaonline su dati TrendForce, primo trimestre 2026. File: grafico_fonderie_2026_it.png.
Rivoluzione tassonomica per il proteo: uno studio ne individua nove specie distinte, inclusa una tipicamente italiana
Una ricerca di respiro internazionale, condotta con il contributo dell'Università degli Studi di Milano, ha ridefinito la classificazione scientifica del proteo — lo storico anfibio troglobio che popola i bacini ipogei del Carso tra Italia, Slovenia, Croazia e Bosnia ed Erzegovina. Invece dell'unica specie nota in precedenza, l'indagine ne ha identificate nove distinte, tra cui una nuova varietà nativa del territorio italiano denominata Proteus maurii, in omaggio al naturalista Edgardo Mauri. Questo aggiornamento, pubblicato sulla rivista Amphibia-Reptilia, fornisce strumenti fondamentali per predisporre piani di tutela specifici per ogni popolazione.

Fonte Pixabay
Scoperta in Marocco la più antica fortificazione del Nord Africa al di fuori dell'Egitto
foto: G. Lucarini, Archivio OBAP
Nel sito archeologico di Oued Beht, nel Marocco nord-occidentale, una campagna di scavi condotta da un'équipe scientifica internazionale con la partecipazione del CNR ha portato alla luce una struttura difensiva composta da fossato e terrapieno risalente a 3.500-4.000 anni fa, successivamente rinforzata in epoca medievale da un'imponente cinta muraria in pietra. La scoperta, pubblicata sulla rivista Libyan Studies, rivela dettagli inediti sulla storia profonda e sulla complessa organizzazione sociale delle popolazioni del Maghreb.
Le indagini, svolte nell'ambito della terza campagna dell'Oued Beht Archaeological Project (OBAP), sono state realizzate in sinergia tra l'Istituto di scienze del patrimonio culturale del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR ISPC), l'Institut National des Sciences de l'Archéologie et du Patrimoine del Marocco, l'Università di Cambridge e l'ISMEO, sotto la guida dei direttori di scavo Giulio Lucarini, Youssef Bokbot e Cyprian Broodbank.
Un lubrificante speciale nella crosta di Mercurio: così la grafite ne ha plasmato la superficie

Da miliardi di anni Mercurio, il corpo planetario più piccolo del Sistema Solare, è interessato da un progressivo processo di raffreddamento e contrazione interna. Questo fenomeno provoca il cedimento della superficie e la formazione di mastodontiche scarpate di faglia (lobate scarps), strutture lunghe centinaia di chilometri capaci di innalzarsi fino a 2000 metri di quota.
Una ricerca pubblicata sulla rivista Nature Communications — intitolata Graphite lubricates Mercury’s global contraction — ha fatto luce sui meccanismi alla base di questa profonda ristrutturazione geologica. Lo studio dimostra che a facilitare lo scorrimento delle faglie è stata la presenza diffusa nella crosta di grafite, la medesima sostanza minerale impiegata per le mine delle matite. La scoperta si deve a un lavoro di squadra che ha visto la collaborazione tra l'Università di Padova, l'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF-OAPD) e l'Università di Milano-Bicocca.
Il mistero medievale di Grotta Romanelli: tre scheletri riscrivono la storia del sito salentino

Credits: Luca Forti
Un'indagine scientifica multidisciplinare condotta da un gruppo di ricerca guidato dalla Sapienza Università di Roma ha gettato nuova luce sui reperti umani ritrovati oltre un secolo fa a Grotta Romanelli, presso Castro (Lecce). Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Anthropological Sciences, ha svelato un'inaspettata frequentazione della cavità in epoca medievale, ampliando di diversi millenni la cronologia d'uso di quello che finora era considerato un sito quasi esclusivamente paleolitico.
Pelagia noctiluca: what to do, what not to do · MP&T 3
For years, as a dermatologist, I told people stung by a jellyfish to use alcohol. I was sure of it for a reason of physiology. Before writing about it I went to see what the laboratories had measured, in Messina and in Barcelona, and I found I had been half right. This is the account of that check.

Nematocysts of Pelagia noctiluca under the light microscope after five minutes in seawater (A), all intact, and in vinegar (B, C, D), with the threads fired; arrows mark the four capsule types. Scale bar: 100 micrometres. Figure 1 of Ballesteros and colleagues, 2021, unaltered. Credit: Ballesteros A., Marambio M., Fuentes V., Narda M., Santín A., Gili J.-M., Toxins 2021, Creative Commons Attribution 4.0 (CC BY), https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/

