Un recente studio dell’Isac-Cnr ha scoperto come i tensioattivi organici aumentino la capacità delle nubi marine di riflettere la radiazione solare, con effetti su precipitazioni e clima. Il lavoro pubblicato su Nature Le nubi sono elementi fondamentali del bilancio radiativo del nostro pianeta, cioè del rapporto tra la radiazione solare che arriva sulla Terra e quella che viene riflessa di nuovo verso lo spazio. La limitata capacità dei modelli attualmente elaborati e utilizzati dagli studiosi di riprodurre i processi di formazione ed evoluzione delle nubi, perciò, rappresenta un fattore di incertezza essenziale nell’analisi e nella predizione dei cambiamenti climatici. Un team di ricercatori dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr) di Bologna ha ora confermato dal punto di vista sperimentale un’ipotesi formulata due decenni fa che riveste un’importante rilevanza climatologica. I risultati sono stati pubblicati su Nature.

Lo spettroscopio istallato sull’osservatorio ESO ha individuato una “medusa” nel cluster di Abell2670. La galassia avvistata è peculiare sia nell’aspetto che nelle caratteristiche: appartiene alla famiglia late type ma si comporta come una early

 

MUSE pesca una strana “medusa” nel cuore di Abell 2670. Attraverso il Multi Unit Spectroscopic Explorer, il potente spettroscopio tridimensionale istallato sul Very Large Telescope dell’ESO, un gruppo internazionale di astronomi ha individuato, all’interno dell’ammasso Abell 2670, una fuoriclasse del “mare” con spettacolari code di gas e giovani stelle brillanti.  Si tratta di una cosiddetta galassia medusa, una formazione stellare che deve il suo aspetto alla catena di interazioni tra il suo gas, il cluster di riferimento e la forza di ram. La straordinaria presenza di materiale all’interno di una galassia di tal genere infatti avvia processi di rimodellamento per mezzo dell’azione della pressione di ram (la forza di resistenza generata quando qualcosa si muove attraverso un fluido). In altre parole, mentre una galassia appartenente ad un cluster come Abell 2670 si muove, precipitando verso il centro dell’ammasso, si deforma per via della spinta creata in quell’ambiente ricco di materia. Filamenti lacerati di gas e code in cui si formano stelle, simili a tentacoli blu di una medusa cosmica, illustrano il processo.

Un gruppo di ricercatori americani ha preso in esame un campione di rocce sedimentarie della formazione di Niobrara, in Colorado. In esso, la firma chimica del cambiamento climatico e un indizio a favore della teoria del caos

Con le rocce, dalla parte del caos. Fino ad una manciata di anni fa il Sistema Solare veniva immaginato come un meccanismo eliocentrico regolare, in cui i pianeti orbitavano attorno alla stella madre marciando con la puntualità delle lancette di un orologio con orbite semi periodiche e prevedibili. A partire dal 1989, con l’osservazione delle 'periferie' cosmiche e in particolare con lo studio del piccolo Plutone e del suo incedere irregolare, si è fatta largo la teoria di un moto caotico. Oggi un gruppo di ricercatori del Wisconsin-Madison e della Northwestern University ha trovato una possibile conferma all’ipotesi che il Sistema Solare sia governato dal caos, attraverso l’analisi delle rocce sedimentarie del Colorado: lo studio, apparso ieri su Nature, sembra fornire indizi a sostegno del fatto che le piccole variazioni registrate nel moto dei corpi e ripetute nel corso dei millenni producano grandi cambiamenti. La “teoria del caos” - nota anche come “effetto farfalla” – avrebbe indotto radicali mutamenti climatici, registrati sulla Terra nella memoria delle rocce.

L'osservatorio ESO studia le relazioni tra una galassia attiva al centro del cluster Phoenix e il suo inquilino "mangia materia", fornendo nuovi elementi a sostegno della teoria per cui il buco nero e la galassia ospite evolvono di pari passo

Gli scienziati lo sospettavano da tempo: i buchi neri supermassicci evolvono di pari passo alle galassie che li ospitano e ne plasmano il destino. Gli interrogativi ora riguardano il “come” questi affascinanti oggetti interagiscano con l’ambiente circostante e condizionino la crescita delle galassie che abitano. Una risposta sta tentando di fornirla l’osservatorio ALMA – Atacama Large Millimeter/Submillimeter Array – il radiointerferometro dell’ESO operante nel millimetrico e nel submillimetrico, che ha “drizzato” le antenne rivolgendo lo sguardo al cluster Phoenix, con l’obiettivo di studiare i rapporti tra la galassia attiva al centro dell’ammasso e il suo buco nero supermassiccio.

L’osservatorio NuSTAR indaga sulle emissioni energetiche profuse dal cuore della galassia di Andromeda. Il reporter NASA, con l’ausilio dei telescopi Swift e Chandra, ha scoperto che si tratta di una pulsar

Uno sguardo energetico mette in luce il cuore pulsante del dirimpettaio. Nel nostro vicinato galattico, a soli 2,5 milioni di anni luce dalla Via Lattea risiede il gruppo stellare M 31 – noto come galassia a spirale di Andromeda – un oggetto celeste vicinissimo (è visibile persino ad occhio nudo dalla Terra nelle notti più buie e terse) che contiene al suo interno una straordinaria fonte di raggi X dall’origine misteriosa. Secondo un recente studio, apparso sull’Astrophysical Journal e realizzato sulla base delle informazioni raccolte da NuSTAR, il detective NASA delle alte energie, il responsabile per quelle emissioni tanto luminose in banda X è una pulsar, ribattezzata Swift J0042.6+4112.

Il telescopio terrestre ha osservato il pianeta con gli anelli nel medio infrarosso, svelandone una brillantezza inversa: le strutture più luminose alla luce visibile sono messe in ombra dall'anello C e dalla Divisione CassiniOcchi su Saturno nel medio infrarosso. Porta la firma dell’osservatorio terrestre Subaru il “negativo” del pianeta con gli anelli: attraverso una “vista” elettronica ad infrarossi, le misteriose e affascinanti strutture anulari aliene – composte da un numero incalcolabile di particelle di ghiaccio e polvere, disposte a cavallo dell’equatore di Saturno - sono state analizzate sotto una luce diversa.Lo studio, condotto sulla base di un reportage realizzato da Subaru nel 2008, rivela infatti un "canone di brillantezza" inverso per gli anelli: nelle immagini composte nella banda infrarossa, la Divisione Cassini e l’anello C appaiono più caldi e luminosi rispetto alle strutture A e B.

Da oggi e per i prossimi sette giorni ci si dovrà stringere un po’ nella casa orbitante: a bordo della Stazione Spaziale Internazionale ci sono ben 9 astronauti invece dei 6 normalmente previsti.

Onorato e orgoglioso di tornare in orbita con la bandiera italiana”: queste le prime parole che Paolo Nespoli, astronauta dell’ESA, ha detto ai giornalisti durante la conferenza stampa in cui l’agenzia spaziale nazionale (ASI), insieme a quella europea, ha annunciato il suo terzo volo nel 2017.

È stata la prima visita in Italia dopo la fine di FUTURA, la missione dei record targata Agenzia Spaziale Italiana: il 20 luglio scorso Samantha Cristoforetti è stata accolta al Quirinale dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e ha poi pranzato con il presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

Missione compiuta, ancora una volta: un’altra impresa spaziale è entrata nella storia.
Alle 13.49 italiane, la sonda New Horizons della Nasa ha raggiunto Plutone, ai confini del Sistema Solare, passando a 12.500 chilometri dalla superficie del pianeta nano. L'evento storico nell'esplorazione spaziale è stato salutato da un lungo applauso nel centro di controllo della Nasa.

 

Scienzaonline con sottotitolo Sciencenew  - Periodico
Autorizzazioni del Tribunale di Roma – diffusioni:
telematica quotidiana 229/2006 del 08/06/2006
mensile per mezzo stampa 293/2003 del 07/07/2003
Pubblicato a Roma – Via A. De Viti de Marco, 50 – Direttore Responsabile Guido Donati

Photo Gallery