Il laboratorio naturale del Mont Miné
L'area proglaciale della Val d’Hérens (Canton Vallese) ha offerto una panoramica completa del progressivo ritiro dei ghiacciai: dai terreni scoperti di recente, caratterizzati da vegetazione pioniera, fino alle zone dove il ghiaccio è scomparso da più tempo, ormai occupate da foreste mature.
I ricercatori hanno monitorato cinque agenti patogeni (tre virus, un microsporidio e un protozoo) nei due gruppi di impollinatori per analizzarne le modalità di contagio.
Le dinamiche di trasmissione e il ruolo della flora
Dalle analisi di laboratorio sono emersi i seguenti aspetti principali:
Differenze nella presenza di patogeni: Tutti e cinque i patogeni sono stati riscontrati nelle api domestiche, mentre solo due sono stati individuati nelle api selvatiche. Per uno dei virus analizzati, inoltre, i due gruppi presentavano ceppi differenti.
Separazione delle risorse alimentari: La scarsa sovrapposizione nei contagi è dovuta al fatto che le api domestiche tendono a concentrarsi su poche specie floreali poco visitate dalle api selvatiche. Questa preferenza limita i contatti indiretti sui fiori e riduce la trasmissione delle malattie.
Aumento dei virus nei terreni maturi: Nelle aree liberate dal ghiaccio da più tempo, dove la vegetazione è maggiormente strutturata, l'abbondanza di uno dei virus cresce in generale per tutte le api.
Impatti sul futuro della conservazione
I risultati indicano che l'evoluzione del paesaggio montano legata al riscaldamento globale potrebbe modificare le reti ecologiche, incrementando le occasioni di contatto tra le diverse specie e facilitando la circolazione dei patogeni.
Considerando che le stime attuali indicano la possibile scomparsa di quasi la metà dei ghiacciai mondiali entro il 2100, e dato il crescente spostamento di arnie gestite verso le zone di alta quota, comprendere queste dinamiche risulta indispensabile per pianificare corrette strategie di tutela degli impollinatori e della biodiversità.

