Nei manuali di zoologia il tilacino sta accanto al lupo. Due animali lontani, un marsupiale della Tasmania e un canide del Nord, con lo stesso muso lungo e la stessa dentatura da carnivoro. Le loro linee si sono separate fra 122 e 166 milioni di anni fa. È l'esempio di scuola della convergenza, la strada per cui l'evoluzione arriva alla stessa forma partendo da animali diversi.
Vera Weisbecker, della Flinders University di Adelaide, ha rimesso in fila i crani. Con lei hanno firmato Andrew Pask e Axel Newton dell'Università di Melbourne e Douglass Rovinsky dell'Australian Museum di Sydney. Il lavoro è uscito su Nature Communications il 31 agosto 2026. Era arrivato in redazione nel maggio 2024 e la revisione è durata più di due anni.
Il gruppo ha usato la morfometria geometrica. Si fissano sul cranio, ricostruito in tre dimensioni, centinaia di punti di riferimento e se ne confronta la posizione fra specie. Qui i punti erano 381 per cranio. L'archivio comprendeva 225 esemplari di 60 specie e 14 famiglie di mammiferi che mangiano altri animali. Accanto c'erano marsupiali fossili sudamericani e australiani e una replica del cranio di Andrewsarchus, un grande mammifero estinto della Mongolia. Poi le misure prese a mano, con il calibro, su 73 crani di tilacino conservati nei musei, confrontati con lupi, dingo, coyote, sciacalli e volpi.
Il risultato rompe l'immagine del lupo marsupiale. Per la forma complessiva i parenti più vicini del cranio del tilacino non sono i lupi. Sono sciacalli e volpi, canidi di 6–14 chili che cacciano prede piccole. Il lupo dalla criniera del Sud America, che si nutre per metà di frutta, arriva quinto. La scatola cranica somiglia a quella degli altri marsupiali. Gli autori avvertono che queste distanze di forma servono per orientarsi e potrebbero non essere significative sul piano statistico.
Poi c'è la taglia. Il tilacino pesava circa 17 chili, secondo la stima di un lavoro del 2020 che aveva già ridotto le cifre più vecchie. Il suo cranio ha però le dimensioni di quello di specie fra 24,5 e 66,7 chili. La testa era grande per il corpo. Il palato è più lungo di quello di tutte le specie confrontate, salvo le più piccole. Il muso è alto e sottile, stretto dietro i canini e svasato in avanti. Fra i mammiferi placentari del campione solo il lupo etiope ha un muso così pinzato.
L'ultimo dato è un foro. Il forame infraorbitario, il canale sotto l'occhio dove passano i nervi che portano la sensibilità del muso e dei baffi, nel tilacino è più grande di quello di ogni marsupiale vivente misurato. Gli autori non sanno spiegarlo. Mancano dissezioni di tilacino e i baffi che si vedono nei pochi esemplari conservati sono corti e fini. Lo scrivono come un indizio circostanziale.
Messi insieme, questi tratti indicano un morso veloce e violento, dato con la punta del muso. È lo schema di altri predatori dal muso lungo e sottile, coccodrilli, pesci predatori, alcuni rettili volanti e Spinosaurus. Il tilacino però non ha denti da mangiatore di pesce. Il cranio regge male gli sforzi di una preda grande che si dibatte. Le prede dovevano essere piccole e rapide, attorno al 45 per cento del suo peso, secondo studi precedenti che il lavoro richiama. L'idea della preda piccola non è nuova. Un lavoro del 2011 sulla meccanica del cranio era arrivato a una conclusione simile. Il passo nuovo è l'insieme dei tratti, che non ha un equivalente fra i mammiferi vivi.
Per questo gli autori chiudono con una cautela. La funzione di quel cranio, scrivono, potrebbe non ricavarsi osservando i mammiferi di oggi. Il morso a scatto è un'ipotesi costruita sulla forma. Non è stato misurato, e il ruolo dell'arcata zigomatica larga resta da provare.
Diverse testate hanno scritto che il tilacino non poteva uccidere pecore e che lo studio smonta la fama di predatore del bestiame. Nel paper le pecore non compaiono. Compare una riga sulla reputazione di predatore di bestiame, data per presunta e con scarso peso documentato sull'economia dell'allevamento. Compare anche lo sterminio da parte dei coloni britannici in meno di 130 anni.
Due dichiarazioni del lavoro vanno lette insieme al risultato. La prima riguarda i soldi. La ricerca di Andrew Pask è finanziata in parte da Colossal Biosciences, l'azienda texana che lavora alla «de-estinzione» del tilacino con l'ingegneria genetica. Gli autori scrivono che l'azienda non ha avuto alcun ruolo nel progetto e nelle conclusioni. Lo studio è finanziato dall'Australian Research Council. La seconda riguarda i crani. Nei ringraziamenti il gruppo ricorda che gli esemplari dei musei furono raccolti senza il consenso delle comunità aborigene locali.
Dati e codice sono pubblici su Zenodo e GitHub. Il paper non contiene una dichiarazione sull'uso di strumenti di intelligenza artificiale. Il lavoro chiude con una frase sulla genomica, che secondo gli autori aprirà strade nuove per capire come si è formato quel cranio. Il tilacino resta un animale che si conosce dalle ossa.
Bibliografia
Weisbecker V., Pask A.J., Newton A.H., Rovinsky D.S., «Skull morphology of the extinct Tasmanian tiger suggests unique biting style», Nature Communications, 17, 8729, pubblicato online il 31 agosto 2026, accesso aperto, licenza CC BY 4.0. doi: 10.1038/s41467-026-76614-0
Weisbecker V., «Thylacine cranial shape and function», versione 1.0.0, Zenodo, 18 maggio 2026, licenza CC BY 4.0 (dati e codice dello studio). doi: 10.5281/zenodo.20268386
Attard M.R.G., Chamoli U., Ferrara T.L., Rogers T.L., Wroe S., «Skull mechanics and implications for feeding behaviour in a large marsupial carnivore guild: the thylacine, Tasmanian devil and spotted-tailed quoll», Journal of Zoology, 285, 4, 292–300, 2011. doi: 10.1111/j.1469-7998.2011.00844.x

