In Mongolia c’è una roccia che conserva microfossili in modo eccezionale. Si chiama biota di Kheseen e si è formata fra 550 e 526 milioni di anni fa, quando gli animali esistevano di sicuro. Dentro non c’è un animale certo.
Da questa assenza parte lo studio di Orin Lole Durbin, Eliel Anttila, Derek Briggs, Francis Macdonald e Ross Anderson, uscito su Science Advances il 2 ottobre 2026. Lole Durbin è il primo autore. Anderson, del Museo di Storia Naturale dell’Università di Oxford, guida il lavoro. Il gruppo comprende ricercatori di Berkeley, del Politecnico federale di Zurigo e di Yale.
Il problema è di date. I biomarcatori lipidici, molecole fossili lasciate dalle membrane delle cellule, indicano animali già prima di 635 milioni di anni fa. I fossili del corpo non vanno oltre i 574 milioni. Fra le due cifre restano circa sessanta milioni di anni senza un animale visibile.
Per colmare il vuoto si usano gli orologi molecolari. Le differenze nel DNA delle specie vive si accumulano col tempo, e contandole si risale alla data in cui due linee si sono separate. L’orologio va tarato con i fossili. Un fossile fissa l’età minima di un gruppo, perché il gruppo esisteva quando quell’organismo è morto. Un’età massima è più difficile da fissare. Serve un giacimento dove gli animali si sarebbero conservati se ci fossero stati, e dove non compaiono.
Per anni questo ruolo lo ha avuto il biota di Weng’an, in Cina, che il comunicato dell’Università di Oxford data a circa 590 milioni di anni. Weng’an conserva microfossili con grande dettaglio e non contiene animali certi. Molti calcoli ne hanno ricavato un tetto, e prima di Weng’an gli animali non c’erano.
Il gruppo ha confrontato Weng’an con Kheseen. Le due località hanno una conservazione simile e microfossili simili, e non mostrano animali certi né l’una né l’altra. Kheseen però è più giovane di oltre 40 milioni di anni e risale a un’epoca in cui gli animali c’erano senza dubbio. Se a Kheseen non si vedono, la loro assenza a Weng’an non prova niente. Il tetto cade.
Al suo posto gli autori propongono più giacimenti più antichi, del periodo Toniano, che conservano sia fossili di organismi non animali sia biomarcatori. Secondo il comunicato sono la formazione di Svanbergfjellet in Norvegia, il gruppo di Bitter Springs in Australia e il gruppo di Chuar in Arizona, fra 850 e 730 milioni di anni fa. Gli stessi nomi compaiono nei file che gli autori hanno depositato su Dryad, l’archivio pubblico dei dati. Con questi limiti l’orologio, calcolato con il programma MCMCTree, colloca l’origine degli animali fra il tardo Toniano e la metà del Criogeniano, circa fra 800 e 700 milioni di anni fa.
L’intervallo precede o sfiora le grandi glaciazioni del Criogeniano, la cosiddetta Terra a palla di neve, cominciate circa 720 milioni di anni fa. Se la stima regge, gli animali comparvero prima di quei ghiacci o durante.
Gli autori non annunciano animali di 800 milioni di anni. Lole Durbin lo dice nel comunicato: l’analisi «non prova che gli animali esistessero». Il lavoro è un argomento sulla taratura dell’orologio. La data che esce dal calcolo dipende dalla roccia scelta come limite, e l’articolo discute questa incertezza. Il comunicato aggiunge che i primi animali erano probabilmente piccoli e molli, poco adatti a fossilizzare.
Il titolo di ScienceDaily parla di 200 milioni di anni prima del previsto. La cifra regge solo come stima larga. Fra l’intervallo dell’orologio e i fossili più antichi corrono da 126 a 226 milioni di anni, secondo l’estremo che si prende. Rispetto ai biomarcatori lo scarto è fra 65 e 165 milioni. Lo studio ha ricevuto fondi, fra gli altri, dalla NASA, dalla Royal Society e dalla fondazione del Politecnico di Zurigo. Anderson ammette che la data di nascita del regno animale resterà incerta finché non usciranno fossili più antichi.
Bibliografia
Lole Durbin O.M., Anttila E.S.C., Briggs D.E.G., Macdonald F.A., Anderson R.P., «Re-evaluating molecular clock maximum age calibrations revives pre-Ediacaran divergence estimates for animals», Science Advances, 12, 40, pubblicato online il 2 ottobre 2026, accesso aperto (CC BY). doi: 10.1126/sciadv.aeg6289
Lole Durbin O.M., Anttila E.S.C., Briggs D.E.G. et al., «Data from: Re-evaluating molecular clock maximum age calibrations revives pre-Ediacaran divergence estimates for animals», Dryad, 20 agosto 2026. doi: 10.5061/dryad.tqjq2bwfd
University of Oxford, comunicato «New study suggests animals may have evolved vastly earlier than fossil evidence suggests», 2026.

