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Autonomia a tavola: perché mangiare da soli accelera il linguaggio nei bambini

Alessia Di Gioacchino 04 Feb 2026


Una ricerca innovativa, pubblicata su Child Development, rivela un legame inaspettato tra le abilità motorie apprese durante i pasti e la capacità di parlare. Lo studio è il risultato di una sinergia tra l'Università di Roma Tor Vergata, la Sapienza e il Cnr, con il supporto di istituti internazionali.

Mangiare è un esercizio di comunicazione
L'indagine, condotta su circa 200 bambini, suggerisce che l'autosvezzamento (o alimentazione complementare a richiesta) non sia solo una questione di nutrizione, ma un vero acceleratore dello sviluppo. Permettere ai piccoli di maneggiare il cibo e usare le posate in autonomia stimola aree del cervello legate alla socialità e al linguaggio.

I punti chiave emersi dalla ricerca:

Interazione sociale: Condividere il pasto con la famiglia permette ai bambini di osservare e imitare i gesti degli adulti, rendendoli protagonisti attivi della dinamica sociale.

Correlazione immediata: Già a 12 mesi, i bambini che mangiano da soli producono più suoni (vocalizzazioni) e usano più gesti comunicativi durante il pasto.

Benefici a lungo termine: Chi è autonomo a un anno ha il doppio delle probabilità di comporre frasi complete entro i 24 mesi.

La mano che guida la parola


Secondo le ricercatrici, la spiegazione risiede nella connessione tra motricità fine e capacità cognitive. Manipolare piccoli pezzi di cibo affina i movimenti delle mani, un esercizio che riflette positivamente sulla capacità di gesticolare e, successivamente, di parlare. Questo processo coinvolge funzioni complesse come l'attenzione condivisa, l'imitazione e l'apprendimento dei nomi degli oggetti.

"Incoraggiare l'autonomia precoce non aiuta solo la crescita fisica, ma crea un circolo virtuoso che potenzia la comunicazione", spiegano le autrici dello studio.

Questa scoperta offre a genitori e pediatri uno strumento prezioso: promuovere l'indipendenza a tavola non è solo un sollievo per i genitori, ma un investimento concreto sulle capacità linguistiche future del bambino.

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