Paleontologia
L'Africa ha perso i suoi giganti perché ne nascevano pochi: 23 milioni di anni di fossili di ungulati
15 Ott 2026 Scritto da Guido Donati
Juan L. Cantalapiedra e altri dieci paleontologi hanno ricostruito la storia di 396 specie di ungulati africani da 3.327 ritrovamenti fossili. Gli erbivori sopra la tonnellata si estinguevano meno degli animali piccoli. Nascevano però molto meno, e l'aridità degli ultimi cinque milioni di anni li ha frenati ancora. Nature Communications, 31 luglio 2026.

Effetto stimato del cambiamento ambientale sulla velocità di speciazione degli ungulati africani: circa più 50 per cento nelle specie sotto i 180 chili, circa meno 20 per cento nei megaerbivori sopra i mille chili. Valori approssimati riportati dagli autori.
Credito: Elaborazione di Scienzaonline su dati di Cantalapiedra J. L. et al., Nature Communications 2026, doi 10.1038/s41467-026-76105-2 (articolo con licenza CC BY 4.0).
L'orecchio interno dei cacciatori del Nilo: malformazioni in metà dei cacciatori, e una frattura con l'arrivo dei pastori
14 Ott 2026 Scritto da Guido Donati *
Nicolas Martin, Isabelle Crevecoeur e altri venticinque ricercatori hanno misurato con la microtomografia il labirinto osseo di 148 esseri umani vissuti in Africa fra 44.000 e 3.000 anni fa. Nella valle del Medio Nilo il 52,3 per cento dei cacciatori-raccoglitori dell'inizio dell'Olocene porta deformazioni o alterazioni congenite dell'orecchio interno. Con i primi produttori di cibo, circa 8.000 anni fa, la forma cambia. Nature Communications, 12 agosto 2026.

Quota di individui con deformazioni o alterazioni congenite del labirinto osseo in tre gruppi dello studio: cacciatori-raccoglitori dell'inizio dell'Olocene nella valle del Medio Nilo, gruppi neolitici dei margini del deserto, sudafricani recenti.
Credito: Elaborazione di Scienzaonline su dati di Martin N. et al., Nature Communications 2026, doi 10.1038/s41467-026-76423-5 (articolo con licenza CC BY 4.0).
Drimolen, un altro Homo erectus di due milioni di anni: il fossile è nuovo, la data no
15 Ott 2026 Scritto da Guido Donati *
Diciotto fossili di cranio e mandibola, scavati in Sudafrica fra il 1992 e il 2019 e mai descritti, escono su Annals of Human Biology. Quattordici sono di Paranthropus robustus, uno di Homo erectus. Il comunicato parla di un erectus comparso 200.000 anni prima del previsto. L'articolo dice che il fossile conferma una presenza già nota.

Attribuzione dei diciotto fossili cranici e mandibolari di Drimolen Main Quarry descritti nello studio: quattordici a Paranthropus robustus, tre a ominini indeterminati, uno, DNH 127, a Homo erectus. Il rapporto riguarda i fossili conservati, non la popolazione dell'epoca.
Elaborazione di Scienzaonline su dati di Martin J. M. et al., Annals of Human Biology 2026, doi 10.1080/03014460.2026.2725046
Mammiferi dell'Asia centrale, 43 milioni di anni di clima: una svolta famosa era in parte nei sacchi di sedimento
12 Ott 2026 Scritto da Emma Bariosco
Sei ricercatori tedeschi hanno ricostruito la storia dei mammiferi di Mongolia e Cina settentrionale fra 66 e 23 milioni di anni fa, correggendo il conteggio per la quantità di fossili raccolti. Il caldo improvviso di 56 milioni di anni fa, la siccità regionale dell'Eocene medio e il raffreddamento di 34 milioni di anni fa hanno lasciato il segno. Il passaggio dai grandi erbivori ai roditori, descritto nel 1998, esce ridimensionato. Lo studio è uscito su Nature Communications l'8 settembre 2026.

Ritrovamenti di mammiferi fossili e generi contati per età, in Mongolia e Cina settentrionale fra 66 e 23 milioni di anni fa. Dati grezzi, non corretti per il campionamento: il salto dell'Hsandagolian segue il numero di fossili raccolti. Elaborazione di Scienzaonline su dati di Benevento G.L. et al., Nature Communications 2026, doi 10.1038/s41467-026-77374-7, Tabella 1 (licenza CC BY 4.0).
Gli isotopi dello smalto di tre denti di Tyrannosaurus rex danno una temperatura corporea di 36,3 gradi, con un errore standard di 2,5. I coccodrilli vissuti negli stessi luoghi risultano più freddi. Il lavoro è uscito su Science Advances il 16 settembre 2026, e qui sono stati letti il riassunto e i dati depositati dagli autori.

Scoperta in Marocco la più antica fortificazione del Nord Africa al di fuori dell'Egitto
22 Set 2026 Scritto da Carlo Rossini
foto: G. Lucarini, Archivio OBAP
Nel sito archeologico di Oued Beht, nel Marocco nord-occidentale, una campagna di scavi condotta da un'équipe scientifica internazionale con la partecipazione del CNR ha portato alla luce una struttura difensiva composta da fossato e terrapieno risalente a 3.500-4.000 anni fa, successivamente rinforzata in epoca medievale da un'imponente cinta muraria in pietra. La scoperta, pubblicata sulla rivista Libyan Studies, rivela dettagli inediti sulla storia profonda e sulla complessa organizzazione sociale delle popolazioni del Maghreb.
Le indagini, svolte nell'ambito della terza campagna dell'Oued Beht Archaeological Project (OBAP), sono state realizzate in sinergia tra l'Istituto di scienze del patrimonio culturale del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR ISPC), l'Institut National des Sciences de l'Archéologie et du Patrimoine del Marocco, l'Università di Cambridge e l'ISMEO, sotto la guida dei direttori di scavo Giulio Lucarini, Youssef Bokbot e Cyprian Broodbank.
Il mistero medievale di Grotta Romanelli: tre scheletri riscrivono la storia del sito salentino
21 Set 2026 Scritto da Stefano Fantini
Credits: Luca Forti
Un'indagine scientifica multidisciplinare condotta da un gruppo di ricerca guidato dalla Sapienza Università di Roma ha gettato nuova luce sui reperti umani ritrovati oltre un secolo fa a Grotta Romanelli, presso Castro (Lecce). Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Anthropological Sciences, ha svelato un'inaspettata frequentazione della cavità in epoca medievale, ampliando di diversi millenni la cronologia d'uso di quello che finora era considerato un sito quasi esclusivamente paleolitico.

Manufatti e resti faunistici dalla grotta di Denisova, nei monti Altai. Gli originali erano esposti nella mostra temporanea «Le troisième Homme» al Musée national de Préhistoire di Les Eyzies-de-Tayac, in Francia. Non provengono dalla grotta di Bianfu: sono i reperti del sito che ha dato il nome al gruppo umano di cui l’articolo si occupa. Thilo Parg / Wikimedia Commons — License: CC BY-SA 4.0
Quattro centimetri e mezzo di osso, trovati fra sessantamila frammenti in una grotta dello Yunnan. Il DNA non si era conservato, le proteine sì. E il radio che ne è uscito non somiglia né a noi né ai neandertaliani: somiglia a entrambi, in punti diversi.
I Denisova sono l’unico gruppo umano estinto che conosciamo quasi soltanto attraverso la genetica. Furono identificati nel 2010 da un frammento di falange trovato in una grotta dell’Altai siberiano: non da un cranio, non da uno scheletro, ma da una sequenza di DNA che non corrispondeva né a noi né ai neandertaliani.
Da allora l’elenco dei reperti sicuri è cresciuto poco: una mandibola e una costola da una grotta dell’altopiano tibetano, una mandibola ripescata nello stretto di Taiwan, un cranio quasi completo da Harbin, nel nord-est della Cina. Del corpo sotto il collo si sapeva praticamente nulla: una falange e una costola.
Infezioni fungine nel passato: nuove scoperte nell'Italia centrale dalla necropoli di Selvicciola
11 Set 2026 Scritto da Emma Bariosco
Uno studio internazionale guida Sapienza ha individuato probabili segni di micosi in cinque scheletri umani risalenti tra la tarda Antichità e l'alto Medioevo. La ricerca, apparsa su Scientific Reports, introduce un modello diagnostico innovativo per la paleopatologia.
Metodologia e dettagli dello studio
Mentre oggi le infezioni da funghi sono una preoccupazione sanitaria in crescita, la loro diffusione antica rimane un campo poco esplorato a causa della difficoltà nel distinguere le lesioni micotiche da quelle di altre malattie sui resti scheletrici. Per superare questo ostacolo, il team ha unito la paleopatologia classica alla tomografia computerizzata e alla ricostruzione 3D:
Analisi avanzata: Le tecnologie digitali hanno consentito di esaminare zone interne del cranio altrimenti inaccessibili, come le cavità nasali e le impronte dei vasi meningei.
Nuovo approccio diagnostico: Come spiegato da Ileana Micarelli (Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza), è stato applicato un "threshold method" che suddivide i tratti scheletrici in base alla loro forza diagnostica (fortemente diagnostici, diagnostici o suggestivi) per rendere la diagnosi delle micosi più trasparente e replicabile.

Rapporti di sovrapposizione fra gli individui nella Camera Laterale 3 della tomba tebana 209. La figura mostra la posizione relativa di M7, M6, M9, M5, M3 e M4, con i contatti verticali diretti e le sovrapposizioni parziali fra i corpi. M6 e M7 sono strettamente sovrapposti, con il canide (M9) deposto sopra i loro arti inferiori. Disegno interpretativo: J. Carballo-Pérez. Da Carballo-Pérez J. e Molinero Polo M.Á., Frontiers in Environmental Archaeology 2026, doi 10.3389/fearc.2026.1888379. Licenza CC BY 4.0 (creativecommons.org/licenses/by/4.0/).
Come una camera funeraria egizia ha cambiato regola
A Luxor, in una stanza di cinque metri per tre, i primi morti furono deposti ciascuno nel proprio sarcofago. Gli ultimi vennero appoggiati sopra i precedenti, senza cassa. Non è disordine: è un altro modo di seppellire.
La tomba tebana 209 sta sulla riva occidentale di Luxor, nel settore di South Asasif, scavata nel fianco settentrionale del Wadi Hatasun. La posizione è sfortunata: il monumento si trova dentro un canale di drenaggio ancora attivo, e nel corso dei secoli le piene improvvise vi hanno riversato acqua e sedimenti, in antico e ancora nel Novecento.
Fu costruita all’inizio della Venticinquesima dinastia, quella dei faraoni kushiti provenienti dalla Nubia. Il proprietario originario era Nisemro, alto funzionario di origine nubiana attivo a Tebe in quel periodo. La facciata aveva piloni in mattoni crudi lunghi quasi diciassette metri.

